Flessibilità, tolleranza e fantasia per sopravvivere allo stress da preparativi per le feste.

RUBRICA: IL PUNTO DI VISTA DEL PEDAGOGISTA CLINICO

In questo periodo dell’anno si concentrano ricorrenze e feste che oltre a regalarci qualche giorno di piacevole vacanza, possono generare “stress da preparativi”. Organizzare un pranzo o una cena per un numero inconsueto di ospiti è di per sé già un grande impegno, se ci sommiamo la solennità del Natale o comunque l’impatto emotivo che ha questa ricorrenza legata a tradizioni familiari e ricordi, i livelli di stress aumentano. Va detto che un po’ di stress non è un fatto del tutto negativo perché ci aiuta a rimanere vigili e attivi rispetto ai nostri obiettivi, quindi, se non si supera la soglia per cui un evento piacevole diviene un soffocante impegno, la questione non si pone nemmeno. E se la superasse? Cioè se per questo si iniziasse a dormire male, essere irritabili e stanchi oltre misura? Qui sì, sarebbe opportuno rilevare questi segnali e attivare strategie utili a vivere con maggior serenità questo periodo.

Prima di tutto, ammettiamo con noi stessi che non ce la possiamo fare da soli, pena metterci in una condizione di forte disagio. Possiamo chiedere l’aiuto di qualcuno, sfoltire un po’ il menù o entrambe le cose: condividere i preparativi unisce le persone perché offre occasione di relazione e scambio, può rappresentare il pretesto per riaprire un dialogo un po’ spento e comunque fa sentire l’altro partecipe di qualcosa di importante per noi. Può essere coinvolta tutta la famiglia, dal nonno anziano che magari non si muove più con agilità al nipotino che frequenta la scuola dell’infanzia. Gli ingredienti fondamentali sono tre: la flessibilità rispetto alle tradizioni, la tolleranza rispetto al gap fra ciò che immaginavamo si potesse realizzare e ciò che avremo a tavola realmente, la fantasia per trovare qualcosa da fare per ogni membro della famiglia.

Non dobbiamo farci ingabbiare dalle tradizioni: se preparare un certo piatto ci rende la vita dura, perché condannarci? Cambiamo, sperimentiamo, vediamo come va quest’anno. Se a tavola il risultato non sarà proprio eccellente ai livelli della tradizione, non sarà successo nulla di grave: avrete mangiato lo stesso, farete tesoro dell’esperienza e certamente l’esperienza diventerà un nuovo ricordo comune in famiglia. Con la vostra creatività magari ulteriormente stimolata dallo scambio con qualcun altro, potrete certamente immaginare piatti che richiedono una bassa manualità e impegno, da destinare a qualcuno meno abile ai fornelli oppure proporre loro la realizzazione di segnaposti o centrotavola: si può contribuire al pranzo anche solo con gli addobbi. Per imparare a sorprendersi e ad accogliere ciò che l’altro ha realizzato anche se non è proprio di nostro gusto, non c’è età.

…e una volta a tavola tutti insieme, sorridetevi con reciproca gratitudine e complicità: questo è un nutrimento che nessuno chef può servire, né a Natale né in qualsiasi altro momento dell’anno. Buone feste a tutti voi.

Alba Passarella, Pedagogista Clinico ANPEC – www.studiometalogo.com – cell. 333.6669805 whatapp o sms.